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Benjamin Markovitz, ‘Un gioco da grandi’: quando il basket è una Musa

Libri
Non è indispensabile amare il basket per apprezzare Un gioco da grandi , però aiuta. "Il basket è un’altra cosa" diceva con una sentenza divenuta celebre Seymour Levov, protagonista di Pastorale americana di Philip Roth. È lo sport di squadra perfetto. Il più sensuale. Cerchio rettangolo quadrato, le sue geometrie sono archetipiche. Dieci giocatori che si sudano addosso in spazi ristretti cercando di liberare in un gesto ora la grazia ora la potenza ora il genio. Il più imprevedibile. E come il sesso, per usare le parole di David Foster Wallace, la bellezza cinetica del basket ti riconcilia con il fatto di avere un corpo.A vent’anni il basket è la vita di Ben Markovitz, marcantonio di due metri che abita in Texas – madre tedesca e padre ebreo americano di origini bavaresi -. O meglio, gli piace anche scrivere ma a quell’età chi si è mai guadagnato da vivere scrivendo? Manda in giro un video amatoriale in cui tira, entra e schiaccia, tutto da solo, e riesce a ottenere un contratto. A fine estate sbarca a Landshut, mezz’ora di treno da Monaco di Baviera, con un posto nella squadra locale che milita in seconda divisione. Soprannome: gli Yogurt.Un gioco da grandi è il racconto in prima persona di quell’esperienza formativa. A partire dal nome del suo eroe, l’autore Benjamin Markovitz vi mischia sfacciatamente autobiografia e fiction, fedele al motto di Byron citato in incipit: "La pura invenzione non è che il talento di un bugiardo". Markovitz ha un modo di scrivere semplice e apparentemente sotto le righe. In realtà pagina dopo pagina costruisce un sottile climax che culmina nell’avvincente cronaca della partita decisiva.Il complesso rapporto di quella bizzarra congrega di esseri umani che si ritrovano a dividere l’intimità di uno spogliatoio è tra gli aspetti più interessanti del libro. L’opportunista coach Henkel, lo spigoloso Olaf, il presuntuoso playmaker Charlie, Karl il predestinato, figura dietro la quale si intravede nientemeno che Dirk Nowitzki, campione NBA tedesco qui fotografato appena ventenne (ma già dominatore) alla sua prima stagione professionistica. Ha un substrato edipico invece l’amicizia con l’enigmatico Bo Hadnot, trentenne americano prima compagno e poi avversario, tiratore puro dal talento cristallino ma dal carattere bizzoso. Da un lato Ben ne subisce il fascino e si mostra riverente come vuole la differenza di età, dall’altro ne capta la frustrazione per un fallimento che non è solo sportivo ma anche esistenziale. Senza quasi volerlo, diviene l’amante della sua ex moglie e un surrogato di padre della figlia di Bo.Come ha spiegato il narratore, questo è un romanzo sul "dolore che provano le persone quando si accorgono della differenza tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere". Le leggi dello sport sono crudeli quasi come quelle della vita. Nel basket per esempio la felicità dura quell’istante perfetto di un tiro in sospensione, quando il pallone si stacca dai polpastrelli, lo osservi in volo e pregusti (perché sai già che entrerà) lo swoosh della retina dolcemente frustata: ciuff. Il resto sono borsoni canotte pullman gradoni scatti e discorsi dei coach quasi tutti uguali, la qualità "sottomarina" dei parquet illuminati dalla luce del mattino, il rimbombo del palleggio nella palestra vuota, il brusio confuso degli spalti, l’attesa della partita come il tempo che precede il decollo, l’adrenalina dell’istante in cui ti alzi dalla panchina, le fattezze mostruose degli avversari che si presentano per la palla a due, la solitudine di un giro in lunetta, la frustrazione per una stoppata subita, il torbido mondo di proprietari sponsor e talent scout. La puzza di piscio di ogni spogliatoio di questo mondo e la battuta da caserma che prima o poi arriva.Nemmeno la sete di vittoria può garantirti un futuro, nemmeno l’ultimo tiro andato a bersaglio. Prevedibilmente, quando il Landshut conquista la promozione per affrontare il salto di categoria il coach decide di rifondare la squadra tenendo solo un paio degli artefici. Tra gli scartati ci sono tutti i panchinari compreso Ben. Al quale però nel frattempo, durante la stagione passata lontano dal Texas, è successo qualcosa che ha lasciato il segno, pur non avendolo pienamente scelto. Quando viene tagliato, Ben ha già annusato nel pungente inverno della provincia tedesca, nelle lunghe pause fra un allenamento e l’altro, che la vita è un’altra cosa.Ha coltivato l’altra passione che diventerà poi il vero mestiere, la scrittura. Ha cercato di approfondire le radici ebraiche della famiglia paterna. Ha ceduto all’amore imbarcandosi in una complicata relazione e facendo addirittura qualche piccolo tirocinio familiare con la piccola Franziska. Come un appassionato di statistiche, ha registrato nel piccolo mondo che lo circonda il passaggio dall’alba al tramonto che caratterizza ogni carriera sportiva come ogni storia d’amore. Se il paradiso è già perduto, Ben ha forse imparato a perdere senza sentirsi un loser, un perdente della vita. Che è la lezione più grande dello sport, a qualsiasi livello lo si pratichi.Una passione, un’ossessione. Il basket è anche questo. Un gioco da grandi mi ha ricordato Tre volte invano di Emiliano Poddi, il cui protagonista è anch’egli un outsider, un comprimario sul campo, fino alla trance di una partita in cui apogeo e baratro convergono atrocemente. Se amate il genere ma anche i grandi campioni e allenatori, nell’ultimo paio d’anni sono state scritte pagine indimenticabili: Il basket eravamo noi , l’epopea di Larry Bird e Magic Johnson raccontata da Jackie MacMullan; Passi da gigante – La mia vita vista dall’alto , l’autobiografia di Dino Meneghin in collaborazione con Flavio Vanetti; e Basket, uomini e altri pianeti di Ettore Messina e Flavio Tranquillo: l’avventura nel mondo NBA del geniale allenatore catanese, punto di partenza per raccontare la sua filosofia dello sport e della vita.
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Dieci cose che accadono oggi: lunedì 7 gennaio

Esteri
1. Caracas, opposizione in piazza. L’opposizione venezuelana ha chiamato i suoi sostenitori a manifestare per esigere che il presidente del parlamento assuma ad interim le funzioni di capo dello stato a partire dal 10 gennaio, se Hugo Chavez non dovesse essere in grado di prestare giuramento per quella data. Il governo, invece, ritiene che Hugo Chavez, ricoverato in un ospedale di Cuba da tre settimane, possa prestare giuramento per il suo terzo mandato davanti al Tribunale supremo di giustizia quando le sue condizioni di salute lo consentiranno. Intanto, il presidente dell’Assemblea nazionale e numero tre del regime dopo il vicepresidente Nicolas Maduro, Diosdado Cabello, è stato rieletto sabato alla guida del parlamento unicamerale. Ex militare di 49 anni, è un fedelissimo di Chavez.2. India, stupratori alla sbarra. Cinque uomini accusati del brutale stupro della studentessa di 23 anni a New Delhi compariranno oggi per la prima volta davanti a un tribunale nel sud della capitale indiana. La polizia ha presentato la scorsa settimana delle prove schiaccianti contro di loro tra cui il test del Dna trovato sugli abiti della ragazza. Se saranno riconosciuti colpevoli rischiano la pena di morte per impiccagione. Il tragico caso della studentessa stuprata ha profondamente scosso l’opinione pubblica indiana che, per la prima volta, ha risposto con manifestazioni in tutto il Paese per dire No alla violenza contro le donne e chiedere maggiori diritti.3. Morsi contro Assad: criminale di guerra. Il presidente egiziano Mohamed Morsi, nel corso di un’intervista alla Cnn, ha dichiarato di sostenere l’appello del popolo siriano affinché Bashar al Assad venga giudicato per crimini di guerra. Secondo Morsi, il regime al potere in Siria, è comunque destinato a crollare nel corso della guerra civile.4. Passaporti made in Palestina. Il Presidente palestinese Abu Mazen ha dato ordine di usare la dicitura "Stato di Palestina" su tutti i documenti ufficiali, quali passaporti, patenti di guida e carta d’identità, dopo il riconoscimento ottenuto alla fine di novembre dall’Onu come "Stato osservatore non membro". E’ quanto si legge nel decreto citato dall’agenzia di stampa ufficiale Wafa.5. Israele, un muro nel Golan. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato oggi l’intenzione di costruire un muro di protezione lungo la linea di frontiera con la Siria, con l’obiettivo di difendere lo stato ebraico da "incursioni e terrorismo". Intervenendo alla riunione di governo, Netanyahu ha sottolineato come la barriera in costruzione lungo il confine con l’Egitto sia quasi finita, annunciando quindi l’intenzione di "costruirne una identica, con alcune dovute modifiche a causa di condizioni diverse, lungo le Alture del Golan".6. Hillary torna al lavoro. Il Segretario di stato americano, Hillary Clinton, assente dalla scena pubblica dal 7 dicembre scorso per problemi di salute, riprenderà oggi le sue funzioni. Lo ha annunciato ieri sera il Dipartimento di stato.7. Il Regno pronto a difendere le Falklands. Il premier britannico David Cameron ha dichiarato oggi che il Regno Unito sarebbe pronto a combattere, se necessario, per mantenere il controllo delle Falkland, le isole dell’Atlantico rivendicate dall’Argentina. Il premier ha sottolineato in un’intervista a Bbc1 di essere stato "assolutamente chiaro" sul fatto che Londra sarebbe pronta a difendere le isole con la forza militare. Il Presidente dell’Argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, ha riaperto l’offensiva diplomatica sulla sovranità delle Falkland in una lettera aperta pubblicata il 3 gennaio scorso sul quotidiano britannico The Guardian, chiedendo a Cameron di aprire i negoziati per la restituzione dell’arcipelago. Richiesta subito respinta da Downing Street.8. Bahrein, condanne a leader rivolta. La Corte di appello del Bahrein ha confermato le condanne per 13 leader della rivolta del 2011, che vanno da un minimo di 5 anni all’ergastolo. La decisione è inappellabile.9. Budapest, Klubradio in festa. La radio dell’opposizione ungherese Klubradio ha ottenuto una nuova vittoria giudiziaria che costringe il consiglio mediatico, composto in maggioranza da uomini del premier Viktor Orban, a concedere la frequenza commerciale su cui tradizionalmente trasmetteva. La radio, in base a una controversa legge voluta dal governo era stata spostata su un’altra frequenza, e disponeva solo di un’autorizzazione temporanea da rinnovare periodicamente che teneva lontani gli investimenti pubblicitari.10. Iran, morte sospetta di un blogger. Perseguire i responsabili della morte in carcere di un oppositore e controllare maggiormente i centri di detenzione. Sono le proposte di una commissione del parlamento iraniano che ha indagato sulla morte in carcere a Teheran del blogger Sattar Beheshti. L’uomo, di 35 anni, era morto nella famigerata prigione di Evin nel novembre scorso, quattro giorni dopo l’arresto per ”crimini informatici” .
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LA LEGA HA DETTO SI’

di Redazione Cadoinpiedi.it

Ufficializzato il matrimonio con Silvio che annuncia: “Alfano può essere il nostro candidato premier e io posso fare il ministro economia”

”Habemus papam questa notte all’una e trenta è stato firmato un accordo tra noi e il Carroccio. Ho firmato io e per la Lega Nord Roberto Maroni che sarà candidato in Lombardia, io sarò il leader moderati. Premier sarà da decidere ove vincessimo”. Lo afferma Silvio Berlusconi, ospite a Rtl… Leggi

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CLASSIFICA PANORAMA.IT – Juve in fuga. Strama protesta a torto

Calcio
Juventus in testa e in fuga. Roma e Inter in zona Champions League. Lazio ributtata indietro così come il Chievo mentre Palermo e Parma sfavorite. E in coda tutto come nella realtà, con Genoa, Cagliari e Siena che se il campionato finisse oggi sarebbero retrocesse in serie B. La classifica senza errori arbitrali di Panorama.it arrivati a metà torneo ridisegna alcune delle gerarchie del campionato italiano e lo fa non senza sorprese.Ad esempio in testa dove tra le squadre che si possono lamentare per come sono state trattate dagli arbitri c’è la Juventus, che potrebbe avere un paio di punti in più, ma soprattutto la Roma di Zeman. Non i 10-15 punti citati dal boemo, ma un tesoretto comunque importante. E a godere di qualche aiutino sono state invece Napoli (ballano 4 punti), Fiorentina (2 punti) e Lazio (+7 il record).Va come sempre ricordato che si tratta di una proiezione che cerca di interpretare l’andamento delle partite provando ad analizzare l’impatto degli errori arbitrali e concentrandosi su quelli che possono averle condizionate: rigori non assegnati, rigori fasulli fischiati e gol annullati o da annullare. Tutto è opinabile, ma certamente rappresenta una tendenza.Si scopre così che la Juventus ha visto condizionate dagli errori arbitrali 3 delle prime 19 partite. Ha guadagnato qualcosa contro il Catania (doveva pareggiare), ma ha perso contro Milan (rigore che non c’era e sconfitta) e Sampdoria (esito ribaltato per gli errori di Valeri). L’Inter dell’infuriato Stramaccioni? Secondo Panorama.it ha addirittura un punto in più di quelli che dovrebbe avere anche se in una stagione con una marea di episodi a volta non condizionanti (Torino ne è l’esempio). Però pesano gli aiutini avuti nel derby e contro il Catania.Le tre variazioni maggiori in testa sono però quelle delle romane del Napoli. La squadra di Mazzarri gode per gli errori nelle partite contro Sampdoria, Chievo e Cagliari. La Roma è stata penalizzata contro Catania, Udinese e Chievo e favorita nel successo sul Torino, mentre la Lazio ha pianto (a ragione) a Firenze, ma poi ha incassato spinte decisive contro Atalanta, Siena, Parma e Inter.In tutto sono 31 (su 190) le partite nella lista di Panorama.it: il 16,3%. Tante? Poche? Comunque la si voglia giudicare un numero importante anche perché poi vanno aggiunte le altre con errori marchiani ma non condizionanti (l’esempio è sempre Juventus-Inter). Ecco comunque la classifica virtuale:JUVENTUS 46 (44) +2ROMA 36 (32) +4INTER 34 (35) -1NAPOLI 33 (37) -4FIORENTINA 33 (35) -2LAZIO 32 (39) -7PARMA 32 (29) +3MILAN 28 (30) -2UDINESE 27 (27) =CATANIA 25 (26) -1ATALANTA 23 (22) +1TORINO 22 (20) +2PESCARA 20 (20) =PALERMO 19 (15) +4BOLOGNA 19 (18) +1CHIEVO 18 (24) -6SAMPDORIA 17 (20) -3GENOA 15 (17) -2CAGLIARI 13 (16) -3SIENA 12 (11) +1Seguimi su Twitter e Facebook
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Keycard, l’app che blocca il Mac quando l’utente si allontana

Keycard è una comoda app per Mac che comunica costantemente con iPhone o altri dispositivi iOS via Bluetooth: quando l’utente si allontana dalla scrivania l’app blocca il computer automaticamente mettendo al sicuro i nostri dati. In vendita su Mac App Store a 7,99 euro.


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@Riotta retwitted: la verità

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Le balle in Rete durano poco. Una “twitstar” dovrebbe saperlo. Giarrusso ha rinunciato all’incarico (che sarebbe comunque stato a titolo gratuito) e non si è dimesso come affermato da Riotta.

“Gianni Riotta sarebbe stato querelato da Beppe Grillo per un retweet. Questa la notizia che girava in Rete. Ma è andata proprio così? Vediamo i fatti. Il 29 dicembre scorso sull’edizione siciliana de la Repubblica esce un articolo di Carmelo Caruso riguardo alla probabile delega “a responsabile dell’Ato idrico” a Mario Giarrusso, avvocato ed esponente del MoVimento 5 stelle. Gianni Riotta, legge questa notizia e ci scrive un tweet parlando di “lottizzazione”, termine che nell’articolo non è presente. Mario Giarrusso si sente diffamato e decide, il 2 gennaio, di querelare i due giornalisti. Il fatto è quindi che Gianni Riotta sarebbe stato querelato, insieme al collega de la Repubblica, non per un retweet ma per aver interpretato a modo suo una notizia e averla data, secondo il “grillino”, in maniera diffamatoria, con un tweet. Quindi non è corretto dire che è stato querelato da Beppe Grillo e neppure che la causa sia un suo retweet. Infine, sempre in Rete, riguardo a questa vicenda, si discuteva della possibilità o meno di essere querelati per un RT. Il RT come il tweet non dovrebbe esimere dalla verifica della notizia e in caso contrario si può incorrere in querele per diffamazione.” valigia blu

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Rc Auto: rincari in vista, anche nel 2013

Soldi
Cambieranno compagnia più facilmente, ma pagheranno di più per assicurarsi. E’ quello che sta per capitare ad almeno 1,4 milioni di italiani che acquistano le polizze della RcAuto, cioè i contratti che proteggono contro il rischio di incidenti stradali.LA STANGATA DELLA RC AUTO A rivelarlo, sono le stime del sito web Facile.it , specializzato nella comparazione delle tariffe, che ha analizzato i preventivi richiesti online da circa 500mila automobilisti di tutta la Penisola. Secondo gli esperti di Facile.it, nel 2012 c’è stata un alta percentuale di italiani che hanno provocato (con colpa) un incidente a bordo delle 4 ruote, subendo così una inevitabile conseguenza: un peggioramento della loro classe di merito, che porterà a una crescita della tariffa richiesta nel 2013 dalla compagnia.I CONSIGLI PER RISPARMIARE La quota più elevata di denunce arriva dalla Toscana (5,14%), seguita a ruota dal Lazio (4,76%), dalla Sicilia (4,69%) e dalla Sardegna. Tra le categorie professionali, invece, il maggior numero di sinistri dichiarati si registra tra gli insegnanti (4,19%),  tra gli impiegati o i commercianti (4% circa) e soprattutto  tra chi è in pensione (4,64%). Ciò non significa che gli automobilisti più anziani siano particolarmente indisciplinati alla guida. Anzi, di solito è vero il contrario. Più semplicemente, i pensionati hanno una maggiore propensione a denunciare gli incidenti, poiché si trovano di solito in una classe di rischio bassa e pagano delle tariffe meno elevate della media. Facendosi rimborsare i danni dalle compagnie, senza ripararli di tasca propria, gli automobilisti più anziani subiscono infatti un aumento delle tariffe ancora sostenibile, a differenza di chi si trova in una classe di merito meno virtuosa, come i 18enni neopatentati.LA GUERRA INFINITA  CONTRO LE TARIFFE A parte i dettagli, però, l’indagine di Facile.it ha messo in evidenza alcuni punti fermi: benché il traffico sulle strade (e la probabilità di incidenti) sia in calo del 7-8%, quest’anno molti italiani subiranno dei rincari sulle polizze della RcAuto. E’ difficile, tuttavia, stimare in anticipo quanto peserà sulle tasche di ogni famiglia questo aumento delle tariffe. Gli effetti di un peggioramento della classe di rischio variano a seconda di diversi fattori come l’età dell’assicurato, la cilindrata del veicolo o la categoria di merito da cui proviene.Indicativamente, il caro-polizze potrà essere compreso tra i 40 e i 200 o 300 euro all’anno. A questi rincari, legati ai comportamenti del conducente durante la guida, vanno però aggiunti quelli dei prezzi di listino, previsti nei mesi scorsi da alcune associazioni dei consumatori. Secondo le stime dell’Adusbef e di Federconsumatori, ancora tutte da verificare, le tariffe della RcAuto cresceranno nei prossimi 12 mesi di almeno il 5%, con un aggravio medio di circa 60 euro sul bilancio di ogni automobilista.LA RC AUTO E IL DECRETO SVILUPPO Per far scendere i prezzi, dunque, servirà a ben poco l’abolizione del tacito rinnovo dei contratti: una misura entrata in vigore nel 2013 e contenuta nell’ultimo Decreto Sviluppo , che ha proprio lo scopo di abbattere le tariffe . Fino all’anno scorso, se l’assicurato non comunicava  la propria disdetta della polizza entro i 15 giorni precedenti la scadenza, il contratto  veniva infatti rinnovato automaticamente anche per l’anno successivo. D’ora in poi, queste clausole di tacito rinnovo saranno sempre vietate, in modo da favorire la competizione sul mercato e consentire anche agli automobilisti più "pigri" (che vorrebbero cambiare compagnia ma aspettano sempre troppo tempo per farlo) di passare liberamente da una impresa assicurativa a un’altra.Probabilmente, ci vorrà ancora del tempo prima di vedere gli effetti delle nuove norme anche se, va ricordato, oggi gli italiani stanno mostrando una crescente propensione a cambiare polizza. Non a caso, la quota delle imprese assicurative online (che distribuiscono i prodotti via internet e hanno dei prezzi competitivi, almeno per alcune categorie di automobilisti), ha ormai raggiunto la soglia dell’8% circa, il doppio rispetto ad appena 4 o 5 anni fa.
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Guerra e pace

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In Italia, dal dopoguerra, la politica estera è materia di scontro elettorale tra destra e sinistra, tra guelfi e ghibellini e, nel peggiore dei casi, purtroppo il più consueto, allineamento agli interessi di potenze straniere. Poco è cambiato in quasi settant’anni, dal confronto tra Trieste italiana o titina, dall’invasione dell’Ungheria benedetta dal Pci, ai missili di Cuba, alla guerra dei Sei Giorni tra Israele e Egitto, al Vietnam, alla prima e la seconda guerra in Iraq. Le ideologie e i retrobottega dei partiti hanno prevalso sugli interessi nazionali e sulla verità dei fatti, con una conseguente perdita di credibilità dell’Italia. Inaffidabile, serva, voltagabanna. Chi può fidarsi di una Nazione che ripudia la guerra nella sua Costituzione, firma un solenne trattato di pace con la Libia e la bombarda pochi mesi dopo? Chi può credere alla buona fede di uno Stato che ha occupato l’Iraq con il pretesto di armi di massa mai esistite, se non nella fantasia di Bush, e ha attaccato l’Afghanistan senza ragione alcuna e tuttora vi mantiene le sue truppe? I bombardamenti sulla Serbia erano parte di un intervento pacificatore dei post comunisti italiani?
Dopo il crollo del muro di Berlino e il dissolvimento del Patto di Varsavia, la Nato ha perso il suo significato originario di contrapposizione al blocco sovietico, il vecchio impero del male di reaganiana memoria. Da allora, dal 1989, l’Italia si è trasformata da piattaforma strategica ad ascaro al servizio della Nato. Arruolata in tutte le guerre, ma sempre con l’alibi della missione di pace. L’obiezione tipica è “Se si fa parte della Nato si deve partecipare a ogni qualsivoglia guerra da questa dichiarata“. Un falso. Un’obiezione contraddetta dai fatti. La Germania, che è nella Nato, non è infatti entrata in guerra contro la Libia. L’articolo 11 della Costituzione recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo“. La nostra politica estera deve attenersi strettamente alla Costituzione. Mai più guerre per favorire gli interessi di altre potenze, mai più guerre se non per scopi difensivi. Vanno ritirati i nostri soldati dall’Afghanistan, dove gli USA stanno trattando la fine delle ostilità con i talebani da più di un anno senza che i nostri media ne diano notizia, dall’Iraq e da ogni teatro di guerra. La nostra politica estera deve essere di pacificazione, di prevenzione dei massacri religiosi o etnici, di rafforzamento dell’Onu e dei caschi blu. Dov’era l’Onu durante il genocidio in Ruanda o la strage di Sebrenica? A raccogliere le margherite di chi poneva il veto? E perché all’Onu qualcuno è più uguale degli altri e può bloccare un intervento umanitario? E dove sono i caschi blu durante i periodici bombardamenti in Palestina? Intervenire per garantire i più deboli, per evitare i massacri, interporsi tra le parti in guerra e dare assistenza ai civili: questo è lo spirito della nostra Costituzione, questa deve essere la base della nostra politica estera.

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LA DISEGUAGLIANZA ITALIANA

di Davide Reina

Il nostro è un paese che viaggia a due velocità distinte: i ricchi che corrono e i poveri che arrancano. Un problema grave e tragicamente assente dall’agenda politica italiana.

I nostri treni sono la perfetta rappresentazione della nostra diseguaglianza. Da una parte l’alta velocità con i suoi treni modernissimi, immacolati, puntuali. Dall’altra i treni dei pendolari: vecchissimi, sporchissimi, sempre in ritardo. I ricchi da una parte e i poveri dall’altra. Due binari diversi e due mondi separati che, tra… Leggi

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Sonia Raule: caro cinema italiano, quasi quasi mollo tutto e me ne vado a Berlino

Cinema
Sonia Raule ricorderà il 2012 come un’annataccia. I fischi che un mese fa, al Festival internazionale del film di Roma, hanno accolto E la chiamano estate, la pellicola di Paolo Franchi prodotta dalla sua Pixstar, l’hanno convinta ad abbandonare l’avventura della produzione cinematografica. Una decisione maturata proprio in questi giorni, tanto che Como estrellas fugaces, film che segna il ritorno alla recitazione di Serena Grandi, sarà l’ultimo con la sua firma tra i crediti. «È brutto dirlo, ma in Italia il cinema è morto» sussurra sorseggiando un tè sul divano dell’elegante casa dietro il Teatro alla Scala dove vive, quando è a Milano, con il marito Franco Tatò.
Proprio «Kaiser Franz» e le sue sforbiciate alle spese inutili, divenute leggendarie quando guidava aziende come Olivetti e Mondadori, potrebbero averla spinta alla decisione. Lei stessa ammette: «Da questa esperienza esco in perdita, eccome». Nell’ambiente qualcuno l’ha presa di mira imputandole di produrre film quasi per hobby, ma lei riesce a farci dell’ironia: «Un anno fa ho scritto un libro, Come sabbia nel vento, e l’esperienzami ha dato molte soddisfazioni, sicuramente più della produzione cinematografica. Natalia Aspesi in proposito ha detto una cosa che è piaciuta molto a mio marito: “Ecco, Sonia, dillo con un libro. Costa molto meno di un film”» racconta ridendo.
È davvero tutto finito?Penso proprio di sì. Ho portato a termine il film di Franchi, rimango coproduttore di Como estrellas fugaces, ma penso che in futuro farò altro.
Sul «Corriere» se l’è presa con i finanziamenti pubblici al cinema. «È un settore che campa di sovvenzioni» ha detto. Ma anche il film di Franchi ha preso più di 400 mila euro dal ministero dei Beni culturali.Sì, ma era solo una parte della fetta della produzione. Il film in totale è costato 1 milione e mezzo. E secondo me è giusto che il cinema d’autore sia aiutato.
«E la chiamano estate» ha incassato 57 mila euro nella prima settimana.A oggi ne ha incassati 88 mila. E l’ha fatto uscendo solo in 35 copie. La media per sala era buona.
L’ultimo Festival di Roma è andato davvero male per i film italiani.È stato odiato da tutti, ma l’obiettivo era colpire Marco Müller, bollato come un direttore della destra. Questo solo perché la presidente della Regione Lazio Renata Polverini, quella che l’ha indicato, è di destra. Müller ha avuto tutti contro, a partire da Paolo Mereghetti, che ha fatto una crociata sul Corriere della sera. Tutti i giorni in prima pagina c’era scritto che il Festival di Roma era una m… Non scriva la parolaccia, per favore.
Polemiche a parte, il festival è nato sei anni fa con ambizioni oggi ridimensionate.Forse è colpa di Roma, una città che si mangia tutto. Riesce a polverizzare qualsiasi cosa.
Un quotidiano economico ha fatto i conti in tasca alle «signore del cinema»: l’unica in attivo è Rita Rusic.Fa una sola cosa, Rita…
… Fa i film di Federico Moccia, che però incassano.Sì, diciamo che ha fatto una scelta, fa solo quelli.
Lei cosa farà adesso?In questi ultimi mesi ogni volta che vado all’estero mi guardo intorno e vedo una possibile chance per andarmene. Mi piacerebbe vivere a Berlino.
Parla tedesco come suo marito?Male. Ma tanto a Berlino anche l’ultimo dei tassisti parla inglese.
Proprio in questi giorni cadono i 10 anni del suo matrimonio con Francesco Tatò…Accidenti, ma sa che ha ragione? Oddio credo che sia domani. Devo controllare la fede (se la sfila, ndr). È il 15 dicembre, dopodomani. Grazie per avermelo ricordato.
In questi 10 anni è riuscita ad ammorbidire Kaiser Franz?Nei modi è meno ruvido, gli angoli si sono smussati. Forse ha un po’ più di uso di mondo. Però sotto sotto Tatò è lo stesso.
Mette mai becco nei suoi progetti?Inevitabilmente. E, quando facciamo qualcosa insieme, litighiamo. Lui ha un approccio da Kaiser Franz. Io sono più creativa e volutamente approssimativa.Leggi Panorama on line
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