
La storia dei cookie è lunga. Inizialmente utilizzati per rendere più semplice l’accesso a portali e siti web più spesso visitati, sono diventati presto parte integranti dei software di navigazione. Oggi solo una piccola parte dei cookie memorizzati nella cache del browser viene utilizzata periodicamente durante l’utilizzo degli utenti. La maggior parte di quelli attivi riguardano quelli che tengono traccia della cronologia di navigazione per seguire le ricerche effettuate e far visualizzare annunci pubblicitari personalizzati (vi siete chiesti come mai vedete sempre i banner dell’iPhone sui siti che visitate più spesso?) Se quest’ultimo punto vi suona come una violazione della privacy, beh avete proprio ragione.I team di sviluppo dei principali browser web la pensano come noi e hanno implementato nelle ultime versioni dei software la funzione “Do Not Track”, come modo per dare agli utenti un maggiore controllo sulle informazioni raccolte su di loro. Ma come funziona? Quando si attiva nelle impostazioni del browser il Do Not Track viene inviato il comando DNT=1 dal browser ad ogni server che gestisce gli indirizzi http richiesti dall’utente, dicendo al sito che il navigatore non vuole essere tracciato da cookie di terze parti.Questo dovrebbe impedire la memorizzazione dei dati da parte di aziende esterne e consentire solo i cookie del sito che effettivamente si sta visitando. L’indirizzo in alto mostra chiaramente l’impostazione anti-tracciamento scelta dall’utente. Ma c’è un problema: l’impostazione DNT non è un meccanismo per bloccare gli annunci; una volta abilitato (se supportato da un sito web) non trasformerà la vostra esperienza di navigazione rendendola priva di pubblicità. E questo non è l’unico problema con il Do Not Track.Prima di tutto dopo aver abilitato la funzione ci si accorgerà che molti siti non sono ancora abilitati al servizio, quindi i browser possono inviare tutte le volte che vogliono il comando DNT=1 ma se i siti non l’accettano se ne infischieranno alla grande. La Federal Trade Commission ha invitato le aziende ad impostare il DNT all’interno dei loro siti ma al momento sono pochi quello che lo supportano, tra gli altri c’è Twitter. In secondo luogo gli utenti possono ritrovarsi in un web più fastidioso con il DNT abilitato. Ad esempio, senza DNT, si può navigare su un sito di tecnologia e ritrovare l’annuncio dell’auto visualizzato nei giorni precedenti, il che è strettamente personale ma almeno mirato. Con il DNT abilitato, la serie di annunci del web restano solo una serie di annunci."Per quanto l’idea sia brillante – ci spiega Gianluca Varisco, Systems Engineer presso Rocket Internet GmbH – l’implementazione allo stato attuale dei lavori lascia vari dubbi e perplessità sull’effettiva utilità della funzionalità "Do Not Track". Bisognerà lavorare molto per far comprendere agli utenti che DNT non consente loro di navigare "in maniera anonima", quanto più di avere un maggiore controllo dei propri dati. Allo stesso tempo è utile ricordare come i gestori dei siti web potranno in tutta autonomia decidere se gestire o ignorare la funzione. Non esiste al momento una linea guida che consenta a DNT di essere condiviso unilateralmente. Nella situazione peggiore, secondo l’implementazione attuale, tale opzione potrebbe venire alterata, lato server (come è successo per Firefox ), bypassando quelle che sono le impostazioni dell’utente".Seguimi su Twitter: @Connessioni
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