Fiano Romano

Benvenuti a Fiano romano

Questa pagina ha ricevuto 538 visite

Cloudy

9.44°C

Cloudy
Umidità: 87%
Vento: ESE a 3.11 K/H
Venerdi 8.33°C / 17.78°C Scattered Showers
Sabato 8.89°C / 17.78°C Rain
Domenica 8.89°C / 18.33°C Parzialmente nuvoloso
Lunedi 9.44°C / 15°C Rain
Martedi 10°C / 16.67°C Rain
Mercoledi 8.89°C / 16.11°C Scattered Showers
Giovedi 7.78°C / 16.67°C Parzialmente nuvoloso
Il Medioevo
All'epoca buia delle invasioni barbariche, nelle campagne la chiesa rappresentava l'unica autorità, che sarà poi consolidata nel V secolo con la fondazione dei monasteri benedettini. Fiano (Fundus Fianus o Flavianus o Flaganus) era compreso nella provincia denominata “La Teverina” sotto la diocesi di Porto, controllata dai Monaci Benedettini di S. Paolo; il “Fundus” viene nominato per la prima volta nel diploma di Lotario I dell'anno 840 per l'abbazia di Farfa. In seguito, del “Fundus” si ritrovano tracce in vari atti e documenti: nel 1013 è ricordato tra i beni che Benedetto VIII aveva in precedenza donato a Farfa; nel 1058 i conti di Galeria donarono ai monaci la chiesa di “Sancta Maria ad Pontem de Flaiano” e quella di S. Biagio “infra castellum de Flaiano”. Nel 1081, una bolla di Papa Gregorio VII riconosce il “Castellum” Flaianum di proprietà del monastero di San Paolo. Nel 1139, l'abate di San Paolo rivolge a Papa Innocenzo III la protesta per l'usurpazione del castello operata dagli eredi di Tebaldo da Cencio. In seguito, Papa Alessandro III e gli imperatori Federico I ed Enrico IV confermeranno con atti ufficiali i diritti dei benedettini di S. Paolo su Fiano. Più tardi (1300), gli Orsini acquistarono circa la metà di Fiano; l'altra metà entrerà a far parte del patrimonio della stessa famiglia tra il 1404 e il 1406, per opera di Paolo Orsini, che la acquistò per soli 1.100 fiorini, avvalendosi della parentela che lo legava come cognato all'abate di San Paolo. I discendenti di Paolo Orsini vendettero, poi, Fiano con Morlupo e Monte la Guardia, per 10.000 fiorini ai Colonna, i quali non rimasero a lungo a Fiano, in quanto nel 1443 Fiano e Scorano vengono divisi tra il monastero di S. Paolo e Orso Orsini. Da quest'ultimo, nel 1451, fu posta un'ipoteca a favore della moglie Elisabetta d'Anguillara sul castello di Fiano. Nel 1478 governava Fiano Paola Orsini e nel 1489 la città apparteneva a Niccolò III Orsini.
Dal rinascimento alla fine dell'illuminismo
Niccolò III Orsini (1442-1510) è stato il più importante signore di Fiano: conosciuto da tutti per la fama di grande generale, fu al servizio di Firenze e, poi, di Venezia, e salvò la Serenissima con la strenua difesa di Padova contro l'esercito strapotente dell'imperatore Massimiliano. Niccolò III, che era anche conte di Nola, Pitigliano e Sovana, a Fiano fece costruire (1489-1493) il castello ducale (su disegno di Giuliano da Sangallo), che ha avuto l'onore di ricevere nel 1493 la visita di papa Alessandro VI Borgia, accompagnato da personaggi notevoli, come il giovanissimo cardinale di Valencia (Cesare Borgia) e il cardinale Piccolomini (futuro papa Pio III). Alla morte di Niccolò III, i due figli legittimi, Ludoviso Orsini e Aldobrandino Orsini litigarono a lungo per il possesso di Fiano e per risolvere la questione nel 1514 papa Leone X dovette inviare come mediatore Giordano Orsini di Monterotondo. Fiano appartenne agli Orsini fino al 1600, quando Alessandro lo vendette a Caterina de' Nobili, madre del cardinale Francesco Sforza, il quale nel 1607 ottenne il titolo di duca di Fiano per Sforzino, suo figlio naturale. Nel 1621, Orazio Ludovisi, generale della Chiesa, comprò il ducato di Fiano e nel 1690 lo rivendette a Papa Alessandro VIII, il quale lo regalò a Marco Ottoboni, suo nipote e generale delle galere pontificie, ed ai suoi successori.
Dal XVIII secolo ai giorni nostri
Per più di duecento anni, gli Ottoboni furono i signori di Fiano (1690-1897), fino a quando il principe don Marco Ottoboni-Boncompagni-Ludovisi Senatore del Regno, pur mantenendo il titolo di duca di Fiano (che, con il nome e lo stemma, trasmise agli eredi e successori nella "primogenitura perpetua Ottoboni", istituita da Alessandro VIII nel marzo 1690 e che prevedeva anche la "successione femminile" in caso di estinzione della discendenza maschile, oggi pervenuta "de iure" al marchese don Domenico Serlupi Crescenzi Ottoboni attraverso la sua trisavola principessa Giovanna Ottoboni cg. Serlupi), vendette al costruttore Carlo Menotti il Castello e i terreni per 900.000 lire. Alla morte di Carlo Menotti, ereditò il patrimonio il figlio Mario Menotti. Dopo la Grande Guerra (1915-18), una parte della tenuta dei Menotti fu ceduta agli ex combattenti, che la pagarono una somma esigua. Con l'inizio dell'epoca fascista, Mario Menotti andò in India, dove morirà molto tempo dopo, e l'amministrazione delle terre fu affidata al conte Orsolini Cencelli. Ma i fianesi richiedevano con forza la concessione di altre terre e alla fine della Seconda Guerra Mondiale, iniziarono un'aspra e lunga lotta per ottenerla. Per quanto riguarda il Castello è stato acquistato dal comune di Fiano Romano, che ha compensato la congregazione delle suore domenicane con la costruzione di un meraviglioso complesso alle falde di una collina vicinissima al centro di Fiano, che ospita numerosissimi bambini della scuola materna delle suore. Il periodo più recente è stato caratterizzato da un forte incremento demografico che ha messo il paese di fronte a problemi di integrazione culturale. Tale aumento della popolazione residente ha causato naturalmente una dispersione della cultura autoctona e difficoltà nel gestire fenomeni di natura sociale, i quali richiedono tempi adeguati di soluzione. Nulla è stato fatto per tentare un recupero del paese, lasciato in uno stato di abbandono totale in mano alla speculazione edilizia. Degna di menzione è la situazione della Via Tiberina, l'asso viario prncipale di accesso al paese, dove stati aperti almeno 5 grandi agglomerati commerciali con conseguente intasamento della viabilità. Anche la situazione del verde pubblico peggiora di giorno in giorno, nessun intervento strutturale di protezione del verde residuale è attualmente in corso. Si è provveduto soltanto ad una piantumazione di piante non autoctone a ridosso della pista ciclabile, un innegabile tentativo di porre a vetrina qualcosa che definitivamente non risiede nel DNA dell'amministrazione comunale. È chiaro il tentativo di far diventare il paese una delle tante borgate anonime della capitale, una situazione dove la speculazione edilizia potrà procedere ancora più velocemente cementificando tutte le aree disponibili.
Monumenti e luoghi d'interesse

Il Castello ducale Orsini

Il castello fu modificato più volte, a seconda delle esigenze, nel Medioevo. La prima modifica attestata storicamente la si ha nel 1493 quando Niccolò III Orsini fece ampliare questo castello, aggiungendo l'ala che prospetta Porta Capena dopo averlo ereditato da Orso ed Elisabetta Orsini aggiungedogli un raffinato gusto rinascimentale. Per duecento anni, ad iniziare dal 1690, fu proprietà degli Ottoboni duchi di Fiano.
La parte principale del castello è a pianta rettangolare. Delle torri sono poste a difesa del castello. La più piccola è quandrangolare con scarpata nella parte più bassa. La più grande, detta mastio, è circolare, è posta nel cassero, è alta 30 metri ed consta di mura larghe 2,70 metri. All'interno vi è un cortile; una scalinata porta dal cortile al piano nobile, ove, a mezzogiorno il sole illumina gli interni. La terrazza è adornata da merlatura guelfa ove i signori del castello amavano mirare tutti i loro terre. L'ala quattrocentesca fu innalzata da Niccolo III Orsini: Sala Montefeltro. Questa sala è ornata da fregi intarsiati e scolpiti in legno, vagamente ricorda lo studio di Guido da Montefeltro; Sala Studio Orsini. Questa sala è affrescata con gli stemmi dei Signori e di Niccolò III Orsini. In una teca ove veniva conservato l'olio santo vi sono le immagini di 4 santi: San Girolamo; San Giovanni Battista; San Rocco; e Santa Caterina d'Alessandria. Sul frontone del camino sono scolpite le iniziali della moglie di Niccolò III Orsini ed un'orsa che tiene un compasso. Sala della Guardia. Il 19 dicembre 1493, papa Alessandro VI Borgia consesse le indulgenze. L'evento è commemorato da una lapide su una scalea. Ora questa sala viene utilizzata come sala convegni e per matrimoni. Sala del Coro. Si tratta di una piccola sala affrescata. Il soffitto presenta una decorazione ad architravi. Sala dello Zodiaco. Vi sono 12 affreschi delle 12 costellazioni e degli stemmi di famiglie imparentate con gli Orsini. Sul soffitto, di forma a volta a botte, è posta un'orsa stemma degli Orsini. Sala delle Vergini o sala blu. In alcune lunette sono rappresentate quattro donne che annunciano la nascita di cristo che posano lo sguardo verso un punto misterioso. Sala del Cristo. Sul soffitto è ridondante lo stemma degli Orsini. Al centro spicca il sacro Cuore. Sala degli Ubaldini. In questa sala sono rappresentati gli stemmi delle famiglie imparentate con gli Orsini. Sala del melograno. Alcuni restauri recenti l'hanno irreparabilmente depauperata. Sul soffitto, tuttavia, si riescono a scorgere degli affreschi floreali di puro gusto rinascimentale ed un camino datato 1493.

Chiesa di Santo Stefano Nuovo

È stata iniziata a costruire a partire dalla 2ª metà del XV secolo e rimaneggiata, secondo attestazioni storiche dell'Archivio di Stato, nel 1774. La chiesa ha una pianta basilicale su 3 navate sormontate da archi a tutto sesto poggianti su pilastri di travertino. L'altare è sito dietro un arco di trionfo racchiuso entro un timpano sorretto da 2 colonne con capitelli corinzi. Al centro è posto un quadro di Antonio del Massaro, detto il Pastura, rappresentante la Madonna tra i santi: Giovanni Battista, Stefano, Biagio e Pietro. Sulla navata destra vi è il mausoleo di Niccolò III Orsini, degli affreschi provenienti dalla Chiesa di Santa Maria ad Pontem e la cappella dell'Annunziata (già degli Orsini) nel cui interno vi sono una tavola del Cristo Salvatore e degli affreschi attribuiti alla scuola del Pinturicchio. Sulla navata sinistra vi è il sarcofago di Pietro Gregorio Ottoboni Boncompagni Ludovisi duca di Fiano ed una campana del 1278 realizzata da Guidotto da Pisa dedicata a San Martino. Altri affreschi portano la cappella ornata di abside, di un crocifisso in legno ed un altare con basamento di pietra (forse originariamente un pilastro). Anticamente questa cappella constava di affreschi.

Chiesa di Santo Stefano Vecchio

È sita poco fuori dalla città, sul lato ovest. Nonostante fosse la chiesa principale di Fiano Romano, ora è di proprietà privata, per via che tale chiesa risulta essere fuori mano per la stragrande maggioranza della popolazione fianese. L'interno ha pianta basilicale, fu cenobio benedettino, presenta stile romanico dei secoli XII e XIII ma con svariati rimaneggiamenti e restauri successivi. Le 3 navate sono separate da 10 colonne per parte in granito. I capitelli sono tutti quanti diversi e constanti di un pilastro centrale ognuno. Ai 2 lati del portale d'ingresso vi sono un candelabro per parte realizzati in bronzo a colonne tortili con spirali richiamanti le piante di alloro ed alti circa 3 metri ciascuno. L'altare odierno è sito nella parte absidale al posto del vecchio ciborio e realizzato in marmo greco. Il ciborio è stato portato dapprima nel collegio irlandese di Roma, poi al Metropolitan Museum di New York dov'è esposto tuttora. Il campanile consta di 3 ordini di finestre, a partire dal basso: bifore, trifore monofore.

Castello Ducale

Fiano Romano, Roma

Chiesa di Santo Stefano Nuovo

Fiano Romano, Roma

Chiesa di Santo Stefano Vecchio

Fiano Romano, Roma